Oltre la reticenza: pannolini lavabili a noi!

Ricconi dopo una lunga assenza causa malattia Nana, malattia mia presa dalla Nana, lavoro, malattia Nana, malattia Nana (arriverà pure anche maggio!!!).

Oggi sono qui per confessare l’inconfessabile: nonostante avessi detto che io pannolini lavabili MAI, sono caduta della trappola e li ho provati!
Ma come ci sono arrivata? Mi piacerebbe dire che è per scopi nobili, come per spirito ecologista e per salvare l’ambiente, ma la realtà è stata che volevo salvare più il portafoglio. Come già detto, con la Nana facciamo EC già da tempo e, da risultati inizialmente scarsini, adesso siamo arrivati a beccare praticamente tutte le pupù (tranne quando siamo in giro e non ci sono bagni nelle vicinanze) e qualche pipì. Ciò significava sprecare una quantità enorme di pannolini usa e getta praticamente puliti. In più, per migliorare l’EC bisognava che lei sentisse il bagnato, cosa che con i normali pannolini non accade, mentre con i pannolini lavabili questa sensazione c’è (e la differenza nell’EC è stata apprezzabile, ora becchiamo decisamente più pipì).

Comunque non sto a dilungarmi troppo su questo, ma vi volevo rendere partecipi del mondo che mi si è aperto da quando mi sono approcciata a questa novità.
Intanto partiamo con il capire i diversi modelli, poi cercherò di fare un altro articolo con le domande più ricorrenti e le risposte ufficiali con revisione critica di una che non era proprio propensa all’utilizzo degli stessi.

Intanto partiamo dicendo da cosa sono composti: un pannolino lavabile (PL) è composto da
-una parte esterna impermeabile, che può essere cucita nel pannolino stesso o essere una mutandina a parte da applicare sopra, e che sostanzialmente impedisce al bagnato di uscire. Può essere in PUL (poliuretano laminato), lana o pile;
-una parte interna assorbente, ossia il vero e proprio pannolino, può essere fatto di cotone, bambù, canapa, microfibra o di tessuti misti. Può essere “rafforzata” inserendo degli inserti per aumentarne l’assorbenza;
-veli raccoglipupù, che consentono di trattenere il “grosso” delle feci lontano dal pannolino, possono essere biodegradabile (in cotone, usa e getta) o lavabili. Non sono obbligatori, ma personalmente li consiglio vivamente.

Quanti modelli ci sono? MILLEMILA TIPI!!! Ma sono raggruppabili in alcune categorie “standard”:

  • AIO-All in One, o tutto in uno: sono i più simili agli usa e getta, hanno la mutandina impermeabile cucito con un inserto assorbente in cotone, bambù o canapa.
    Sono sicuramente i più pratici per chi è meno esperto, perché, come gli usa e getta, si mettono e, una volta da cambiare, si toglie il vecchio e si mette il nuovo e, senza stare troppo a impazzire, si lava e è già bello che pronto da riutilizzare. Lo svantaggio più evidente, a parer mio, è che i tempi di asciugatura sono più lunghi.
    aio
  • AI2-All in Two: sono un sistema composto da due pezzi (lo stato impermeabile e quello assorbente), ma che comunque si uniscono per essere indossato. In pratica la parte assorbente si “aggancia” alla cover impermeabile e, quando lo si va a indossare, diventa molto simile ad un usa e getta. Se la parte impermeabile al momento del cambio non è sporca si può procede anche sostituendo solo la parte assorbente riutilizzando la cover più volte. Asciugano più velocemente degli AIO, ma sicuramente richiedono un po’ più di pratica i primi tempi, soprattutto se si vuole riutilizzare la stessa cover e si ha una biscia di figlio che al cambio cerca di divincolarsi (come nel mio caso)
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  • Pocket: sono composti da una parte esterna impermeabile, al cui interno è cucita una “tasca” in pile dentro la quale è possibile aggiungere gli inserti in quantità e qualità variabile, di modo da poter meglio “gestire” l’assorbenza. Sono molto pratici una volta assemblati perché diventano come gli usa e getta, di negativo hanno che ogni volta che vanno lavati vanno “smontati” e “rimontati”.
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  • Sistema a due pezzi: seppur il nome possa richiamare il AI2, in realtà non c’entra nulla con questo. E’ composto da una parte assorbente che va indossata prima e sopra la quale va poi indossata la mutandina impermeabile, detta cover, che può essere in PUL, pile o lana.
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    La parte assorbente può essere costituita:
    -dai muslin, un telo di garza di cotone, molto buono per fasciare il neonato nelle prime settimane perchè ha una buona assorbenza, una buona vestibilità sui bambini piccoli, e soprattutto perchè è molto veloce ad asciugare (e chi già ha avuto bimbi sa che i primi tempi la velocità di asciugatura è FONDAMENTALE!),

    -dai prefold,  che sono rettangoli fatti di diversi strati di cotone cuciti assieme con la parte centrale più spessa ed assorbente
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    queste due tipologie di PL vengono poi piegate in vari modi a seconda delle necessità (esistono centinaia di video su YouTube) e necessitano di un “gancio” per essere fermate, ossia di un Nappi Nippa
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    -da ciripà, il pannolino delle nostre nonne per intenderci, che necessita però di essere farcito con degli inserti, e che si “autochiude” con dei laccetti che si legano in vita,
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    -da pannolini lavabili sagomati o fitted, che hanno la stessa forma di un pannolino usa e getta, solo che non ha la parte impermeabile.
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Esistono poi, dentro queste macrofamiglie, altre tipologie di pannolini lavabili, come i sistemi a culla (simili agli AI2, ma con in più una “culla” in cui alloggiare gli inserti), o i pannolini ibridi (che hanno la possibilità di utilizzare inserti usa e getta), ma risponderò alle vostre curiosità a riguardo se me lo chiedete nei commenti, altrimenti starei qui veramente a scrivere un poema epico!

I PL possono essere poi a taglie, ossia, come i normali pannolini usa e getta, di misura variabile in base al peso, oppure possono essere a taglia unica, cioè un unico pannolino si può regolare tramite dei bottoncini applicati nella parte anteriore, che vengono chiusi o aperti a seconda delle dimensioni del nostro Nano. I primi hanno una vestibilità maggiore, i secondi sono più “sfruttabili” e hanno un risparmio nel tempo perché si possono utilizzare dalla nascita allo spannolinamento.

I PL possono chiudersi con Nappi Nippa (come già detto sopra), oppure avere chiusura a velcro, più simile agli usa e getta, ma più “deteriorabile”, o con i bottoncini, che resistono meglio all’usura, ma che richiedono più “praticità”.

Credo di aver detto tutto come descrizione dei pannolini lavabili, vi giuro che quando mi ci sono avvicinata non credevo che esistesse un mondo così vasto e variegato! Spero a breve di riuscire a fare un post con le domande più frequenti (o almeno i dubbi che avevo io) di chi si approccia ai PL.

 

Quella notte da sola…..

“Arriverà un momento dove le serate migliori non saranno fatte di discoteca e ore piccole, ma saranno fatte di coccole e tutto quello che vorrai sarà tuo figlio”

Cazzata. E non è colpa tua o sua, ma del virus gastrointestinale che tende a colpire in quell’orario fra le 2 e le 5 di mattina, manco fosse una sbornia colossale.
La sento svegliarsi e mi avvio verso di lei, ma l’odore acre lo riconosco da lontano, visto che ci eravamo passati qualche mese fa. M quella volta non ero sola, c’era Uomo, stavolta no, stavolta siamo solo io e la bambina de “l’esorcista”.

Accendo la luce per rendermi conto della situazione e mi ritrovo la Nana più serena che mai nonostante tutto. Penso “Beh, dai, magari è stato un episodio isolato”. E lì commetto il primo errore, ossia illudermi.
La prendo in braccio e con una mano cerco di disfare il letto, ma ecco che riparte!!!

Bene, ma non benissimo. È ufficiale: non è stato un episodio isolato! E se dura quanto l’altra volta prepariamoci pure al peggio.
La Topina aveva già avuto il virus il cui apice è durato una notte intera, ma eravamo in due e, se non altro, uno la teneva e l’altro puliva, per poi riuscire a turno a stenderci qualche ora. “Invece ora che faccio??”
Mi armo di coraggio e ragiono (che già “ragionare” nel cuore della notte con lei che nel frattempo ha iniziato a piangere è una parola grossa): la appoggio nel fasciatoio, la cambio, MI cambio, la riprendo in braccio e……la rimetto nel fasciatoio, la cambio, MI cambio. E già qui mi infurbisco: prendo i telini monouso, quelli del fasciatoio, la avvolgo con uno e un altro me lo appoggio addosso. Almeno limitiamo i danni e magari evitiamo di battezzare il terzo pigiama per entrambe.

Ancora sono ottimista e mi piazzo sul divano ricoperta da questi telini, magari le passa.
Invece mi sento inerme: nella penombra la vedo distrutta, fa fatica a tenere gli occhi aperti, ma nello stesso tempo non riesce a rilassarsi perché sta ancora male, e io non so cosa fare oltre che tenerla in braccio e abbracciarla forte forte.
È duro per me, ma credo per ogni mamma, sentirsi così: avrei voluto prendermi io tutto il fastidio che aveva per lasciarla riposare serena, avrei voluto poter fare qualcosa, ma l’unica cosa che potevo fare era aspettare che le passasse.

Nel frattempo la stanchezza la iniziavo a sentire pure io, erano ormai le 5, da due ore eravamo in preda ai conati, ma in quei pochi minuti in cui si addormentava avevo tutto un lavoro da fare fra lavare panni, pavimento e cambiare le lenzuola.

Ormai vedo le prime luci e mi rendo conto che i segni di cedimento sono troppi anche per me, per cui tappezzo il letto con i miei fidati telini e ci addormentiamo tutte e due nel lettone, due guerriere distrutte, ma ce l’abbiamo fatta.

La vita da mamma quindi è questa? Notti in bianco ad accudire un bimbo che cerca disperatamente che tu lo aiuti, ma la maggior parte delle volte non sai nemmeno tu da che parte cominciare.
Quella faccina disperata l’avevo già vista, ma essere sola mi ha fatto sentire ancora più inerme e in colpa per non essere capace di prendere a calci in culo quel dannato virus!
Credo di essere stata mezz’ora buona a fissarla una volta a letto, una volta capito che il peggio era passato, dopo che già stava dormendo da mezz’ora filata, con il viso più rilassato, il corpo abbandonato e non più contratto per il fastidio. Mi chiedevo cosa avrà pensato vedendo che alla sua richiesta di aiuto io rispondevo solo con coccole e “tranquilla, fra un po’ passa”.
Non lo so, però so che quando alle 9 di mattina si è svegliata ridendo e volendo giocare come se nulla fosse successo mi sono sentita subito meglio. Per 5 minuti. Poi mi sono chiesta perchè io che non sono stata poco bene, ma ho svolto la mera funzione di “coccolatore” ero uno zombie, mentre questa piccola pulce salterina dopo aver vomitato tutta notte aveva più energia in corpo degli altri giorni???
È sempre la legge di Murphy!!!

Tutti a bordo

Non è una fine. Non è un inizio. È un viaggio che dura 365 giorni, dove qualcuno sale, qualcuno scende.
Quest’anno questo volo è stato decisamente più intenso, più pieno, più “vivo”.
Di quelli che erano con me all’inizio qualcuno in cui credevo e che speravo mi facesse compagni per altri viaggi ha preferito scendere prima, a un’altra fermata, diretto ad altre mete, che chissà se coincideranno in un futuro con le mie. Ma, anche se a volte queste assenze le sento forti, ho scoperto di saper viaggiare anche senza di loro, magari grazie a qualche altro improbabile compagno di viaggio incontrato per caso, un Caso strano e buffo, più forte di quanto pensassi è più preparato di me a lanciarmi una corda di salvezza anche quando non me la aspettavo.
E nonostante la frenesia del viaggio ho dovuto imparare a fermarmi, a ritagliarmi dei tempi per me, per noi, al di fuori da tutto questo correre. Per Te, che mi hai trasformata da Donna a Mamma, che mi hai cambiata così tanto nel profondo, che mi hai dato nuova Vita togliendomi ore di sonno e anche certezze, che hai creato attorno a te un Amore puro e totale, al di là delle braccia stanche, dei mal di schiena, delle paure.
A te, che, se in un futuro ce ne sarà un altro, sarai comunque sempre la mia “prima volta”, unica e imperturbabile terremotina con quel broncio buffo quando dormi, a Te dedico questo mio viaggio, e per Te, da Te e con Te ripartiamo subito verso un’altra avventura lunga 365 giorni. Chissà chi incontreremo, chissà chi scenderà verso nuove mete, chissà che posti meravigliosi incontreremo! E anche se incontreremo delle difficoltà, se ci troveremo a fare delle scelte, se saremo in dubbio, saremo comunque forti perché saremo sempre noi 3!!!

Tutto passa, tutto mi scivola addosso…

“Tutto passa, tutto mi scivola addosso, sono io la mamma e so qual è il meglio per mia figlia”.
Me lo ripeto come un mantra da ormai 10 mesi, quasi come servisse a tenere insieme quella corazza di finta sicurezza che, invece, inevitabilmente è finita per sciogliersi come neve al sole.
E non è tanto perché mia figlia mi ha vomitato sui pantaloni nuovi, perché mia mamma l’ha riempita di acqua nonostante le avessi detto di non farlo, e nemmeno per il fatto che, dopo 40 minuti passati a cullarla e calmarla fra gli urli fino a farla finalmente addormentare, al primo di lei segno di “sveglia” invece di riaddormentarla ha deciso di tenerla sveglia nonostante fossero le 23, che poi per farla riaddormentare a momenti intervengono gli assistenti sociali per le urla che ha ricominciato a fare.
E non è neanche per il fatto che, mentre passo tutta la settimana cercando di darle alcune semplici regole, mi sento sempre dire “ma ha solo 10 mesi!! Non puoi darle delle regole adesso!!!”.
È un po’ come la goccia che lavora piano piano e che scava in me ogni giorno sempre più insicurezza, che ha trovato il varco giusto, che è riuscita a svuotarmi.
Non è per una cosa in particolare, ma per tutti i “ti preoccupi troppo” o “troppo poco”, per tutti i “quel mangiare non va bene”, “quei pezzi sono troppo grandi/piccoli”, per tutte le volte che, mentre faccio qualcosa, qualcuno arriva a farlo meglio o a correggermi anche se le altre millemila volte fatto a modo mio andava bene, per tutti i “non hai pazienza” detto senza sapere cosa c’è dietro, per tutti i “così non va bene” detto direttamente o sotto forma di suggerimenti non richiesti.
Mi sento vuota, inutile, inascoltata. Come se averla portata dentro di me per nove mesi non avesse contato nulla per il legame che dovrebbe esserci, come se una volta uscita e “regalata” al mondo il mio ruolo fosse finito e non avessi più diritto a rivendicare una qualche forma di precedenza nei confronti del mondo, come se non fosse mia figlia, ma la figlia di Uomo o la nipote dei nonni prima ancora di essere mia figlia.
L’unica cosa a cui servivo, allattare, sta pure venendo meno e sono partiti i pressing per smettere in fretta, perché tanto mangia, il latte a cosa le serve??? Ormai ciuccia per giocare, non vedi che non esce più niente se lo tiri??? Vuol dire che hai finito.
E stanotte, quando non voleva il seno, ma si è presa il biberon con una voracità indescrivibile, mi sono sentita tradita anche da lei, dall’unica cosa che riusciva in qualche modo a tenere unita quella fragile corazza.
Uomo non capisce, se gli spiego cos’ho mi sento dare dell’egoista, non mi difende dagli attacchi ai fianchi, anzi, carica anche lui per poi dirmi che sono io che vedo tutto il mondo contro di me come una bambina viziata.
Sono stanca, sono svuotata.
Non dormo da due notti e mi sento dire che non posso essere stanca, che non mi devo lamentare se la schiena mi fa male, che ho tutto quello che una persona può volere, ma non è così perché in questi 10 mesi mi stanno togliendo la cosa più importante: la fiducia in me stessa. E mi ritrovo a essere l’ombra di quella che ero, a voler tornare indietro per fermare tutto questo vortice sul nascere, per mettere in chiaro subito che la mamma sono io, per dire tutti i no che mi sono tenuta dentro per tutto questo tempo nella speranza che prima o poi si risolvesse tutto da se.
E spero che per questo Natale il caro vecchio Babbo Natale me ne porti un po’ di autostima. E magari anche di vero egoismo, quello che mi fa mettere me stessa davanti agli altri, quello che mi permetterà di dire “fatevi gli affari vostri”. E intanto che c’è anche un po’ di pazienza, di ore al giorno da dividere fra sonno e faccende quotidiane, e, perché no, anche un fisico mozzafiato e qualche botta di culo in generale!!

Quando non ne hai voglia (e il tempo non aiuta)

Settimana in solitaria per me e Topina: Uomo fuori per lavoro e io e lei a dover far sera in queste tristi giornate di nebbia e pioggia.

E già fa molta tristezza così.

Io prima di Topina queste giornate le passavo bellamente immersa nel mio pile sul divano, con giusto due puntine di mano fuori a tenere il libro da leggere, TV di sottofondo con programmi altamente diseducativi e una tisana calda vicina, che a una cert’ora poteva anche trasformarsi in un bicchiere di vino. Se ero sola la cena era un optional, solitamente fatta come le galline per toglierci il pensiero e tornare a vegetare sotto il pile il prima possibile o fatta a base di schifezze dilazionate nel’arco della serata.

Mi piacevano quei giorni: io con me stessa a non fare nulla. Si, magari lavoravo, ma voi turni riesco comunque a ritagliarti sempre abbastanza tempo per non fare niente.

Adesso c’è lei, la coinquilina tascabile che non solo mi rende questo vegetare impossibile, ma che è in una fase di iperattività incredibile!

Trovare qualcosa per passare il pomeriggio è veramente difficile, soprattutto se ci metti in mezzo anche i lavori di casa da fare e la stanchezza che si fa sentire.

Dopo il rientro dall’asilo si va rigorosamente a fare il riposino INSIEME che la mamma deve dormire (e così pratichiamo il cosleeping e nessuno ci rompe più le p***e). Poi però a un certo punto lei si sveglia e li inizia il bello.

Non c’è niente di più bello del giocare con il proprio figlio è vero, ma non sempre. A volte vorrei riuscire a farmi una doccia tranquilla anziché stare seduta per terra a inventarmi mille modi per distrarla e farla divertire, anche perché una settimana in solitaria vuol dire non staccare mai.

E allora via di pentole e tegami da sbattere, giochi sensoriali, sbircia su internet per trovare spunti…ma a volte vorrei fosse in quella fase per cui “due ore a guardare i classici Disney così io stacco la spina”.

Ammetto che però, al di là della voglia di non fare niente, le gioie che questa settimana mi hanno lasciato sono tante.

Topina cresce a vista d’occhio e sta diventando già grande, mangia da sola,è curiosa, è solare…la sua faccia di fronte alle novità è impagabile, è curiosa e adora le novità (e non è facile trovare giochi nuovi sempre).

Inizia a dire le prime parole, inizia a aver chiaro il rapporto di causa-effetto, ama giocare a “bubu settete” con le coperte e quando mi trova mi riempie di sorrisi.

 

 

Aspettative fallite

Sono una mamma, non sono una santa…

Dopo aver ripreso il lavoro, con la sveglia che suona dal lunedì al sabato alle 5:40, mi sento uno straccetto. Se a ciò aggiungiamo la crisi dell’ottavo mese, in cui mia figlia si è trasformata da cucciolo di uomo a cucciolo di cozza dal momento che se non la tengo in braccio mi si arrampica sulle gambe e che se provo solo a girarmi due secondi inizia a urlare come se l’avessi abbandonata la situazione peggiora. Mettici poi i dentini che stanno spuntando e che non la fanno dormire la notte (e me con lei) e abbiamo fatto filotto!!

Stanotte non l’ho sentita. Si è svegliata, ha pianto, Uomo è andato a addormentarla e ci ha messo pure un’ora, ma io mi sono accorta che stava succedendo qualcosa solo quando è tornato a letto sbofonchiando qualcosa. Gli ho chiesto perché non mi avesse svegliata, ma poi ho riflettuto (ovviamente stamattina quando ero più sveglia) e mi sono detta “Ma anche no!”

Perchè in fondo noi mamme ce l’abbiamo il senso di dover far tutto per i nostri figli, quell’insana vocina che ci fa venire il senso di colpa se per una volta non siamo superpronte e scattanti a rispondere ai bisogni del nostro cucciolo, ma alla fine la realtà è che siamo umane e la stanchezza fisica di fa sentire eccome.

Pretendiamo da noi di essere sempre qualcosa di più: già dal test di gravidanza ci immaginiamo belle e sorridenti, pazienti e disponibili verso la nostra famiglia. Ci riproponiamo di organizzarci per avere la casa pulita, i vestiti stirati, la cena pronta e di sorridere lo stesso perché siamo ripagate dall’amore che ci verrà rivolto dal nostro figlio, da nostro marito, da tutti.

La realtà è ben diversa e adesso mi ritrovo a perdere la pazienza con Topina perché non riesco a andare a fare la pipì in pace senza che si metta a piangere disperata o che non mi distrugga casa nei 35 secondi che non ce l’ho sotto gli occhi. La casa è un disastro perché pulire con lei in braccio non è più come i primi mesi che me la mettevo nel marsupio e via con un filo di gas: adesso se dovessi farlo la mia schiena griderebbe pietà e anche solo fare il letto è diventata un’impresa.

L’altro bambino che ho per casa, Uomo, si lamenta in maniera sottile che la cena non va bene perché “non mi fai questo o quello” e si offende se gli faccio notare che Carlo Cracco non vive con noi e che se non gli va bene può mettersi a cucinare lui.

Gli aiuti che tutti promettevano non arrivano, o se arrivano non sono mai quelli giusti, sinteticamente “ti vengo a pulire casa o a stirare i panni” è lento faccende si accumulano una sull’altra mentre aspetto che magicamente si risolvano da sole.

Sono stanca e probabilmente lo sarò ancora di più quando riprenderò a tempo pieno e questa cosa mi preoccupa un po’.

Mi preoccupa non tanto non avere una casa perfetta, la pazienza di un santo, la capacità di essere multitasking in maniera ottimale. Mi preoccupa che tutti i miei progetti fatti fin dalla gravidanza sono magicamente falliti di fronte alla realtà dei fatti. Mi dispiace non essere la madre che mi ero prefissata di essere sulla base delle letture fatte, quella che “ascolta il pianto del proprio figlio”, che lo lascia libero di fare perché ha una casa a misura di bambino, che segue il metodo Montessori o steineriano per il miglior equilibrio psicofisico del proprio cucciolo. Adesso dopo un’ora di pianto perché non la lascio scartavertrarsi contro il tavolino in vetro in sala (che poi le mamme che “mi è bastato dirgli no in modo deciso e ha smesso subito” mi spiegano poi come fanno!!!) la pazienza va  benedire che Montessori spostati che con le imprecazioni ti tiro giù!!! La casa a misura di bambino??? Ci ho provato, ma, poiché non sono la figlia segreta di Onassis, i fondi per rifare l’arredo sono limitati, per cui ci facciamo andar bene quello che c’è.

Mi rendo conto che la perfezione non esiste (anche se ce lo vogliono far credere), sono pienamente consapevole dei miei limiti, ma comunque mi piacerebbe che qualcosa di quello che mi ero immaginata di diventare una volta trasformata in “mamma” si realizzasse.

Ma la realtà rimane che io stanotte non mi sono svegliata, che mi sento in colpa, ma che mi metto a scrivere questa epifania nel tentativo di farmi sentire meglio!

L’untrice

Prima o poi doveva capitare che la Topina in portasse a casa un bel regalo dal’asilo, ma visto che noi le cose le facciamo in grande ci siamo portate a casa ben altro!

Prima che nascesse la Nana, in realtà prima di rimanere incinta perché poi il sonno ha prevalso sulla mia voglia di fare qualsiasi cosa, il sabato sera era tipo “YUPPIE!!!”. Cena e poi chiacchiere fini a tardi, se non proprio uscita tardi per andare a ballare fino a mattina…e anche questo sabato è stato molto “YUPPIE!!!”, o comunque mattina l’abbiamo fatta lo stesso.

Ore 2: inizia a piangere. Niente di che, si sveglia ancora di notte. Piange un po’ poi smette, poi riparte e smette. Quando fa così ci sono di solito ottime possibilità che si riaddormenti da sola, per cui io e Uomo aspettiamo un attimo prima di alzarci, nel frattempo ci giochiamo chi si alzerà per riaddormentarla. Vinco io!

Gia da li dovevo capire che si sarebbe potuto scatenare solo l’inferno!

Dopo 2 minuti Uomo torna: “Ha rimesso!!!!”. Già “ha rimesso” fa molto ottantenne, poi, scusa, cambiala e fai qualcosa!!! Ma va beh, chiedere a un uomo troppo non è possibile e di discutere alle 2 di notte non ne avevo voglia, per cui mi rassegno al fatto che la mia vittoria di prima era stata in realtà una vittoria di Pirro e mi alzo per controllare.

Ora, Topina non aveva “rimesso”, ma era diventata l’esorcista e la scena che mi si palesa davanti è questa: letto sporco, paracolpi sporchi, muro sporco, lei sporca, lui che la teneva in braccio con la faccia fra il disperato, lo schifato e il “dimmi cosa fare perché non so come muovermi!”. E in quel momento ammetto di aver provato molta stima per il mio Uomo, che, pur schifato, non ha dato segni evidenti di conati e non ha cercato di fuggire!

“Tu lavala, io lavo qui!” E ho ringraziato di non aver mai tolto la cerata nonostante lo abbia voluto fare ogni volta che cambio il suo lettino!

Eviteró i particolari, ma la mia Topina era bianca come un cencio, con due occhini piccoline stanchi e io stavo peggio di lei a vederla così!!!

Tutta la notte è trascorsa scandita da una mezz’ora di sonno della mia cucciola seguito da un risveglio in lacrime e conati, passati i quali si riaddormentava e via uguale. Ovviamente dormiva in braccio e ovviamente, anche se ci siamo dati abbastanza il cambio, nessuno dei 3 ha in realtà dormito.

C’è stato un momento in cui ho pensato di portarla in ospedale perché non ce la facevo più a vederla così, ma Uomo mi ha subito calmata (mamma-ansia stava uscendo fuori).

In realtà dopo quella prima vomitata non ha più fatto nulla, per cui abbiamo subito pensato a un’indigestione o a un’ariata…insomma, non ci è venuto in mente subito il virus, anche perché il giorno dopo, a parte il fatto che ha mangiato pochissimo, non ha avuto nient’altro: niente più vomito o diarrea, niente pianti, era tranquilla, giocava e rideva!

Lunedì Uomo parte per lavoro, io ricomincio a lavorare e la Topina, senza che abbia più avuto nulla, se ne va contenta all’asilo. Alle 11:30 mi chiamano per andarla a prendere perché aveva avuto diverse scariche. ECCHECCAVOLO!!!

Ancora non ci davo troppo peso, anche se avevo avuto la conferma dalle dade che era in giro lei stava troppo bene per avere il virus. “Sarà quello che ha mangiato sabato che finisce di fare il suo corso!”

Arriva lunedì notte. Ore 3. Io inizio a sentire un po’ di mal di stomaco, ma avevo mangiato pesante e la gravidanza mi ha regalato una bella gastrite cronica. Poi aumenta. Poi si trasforma. Poi mi devo trasferire in bagno. Lei si sveglia e piange, ma io sono sola in casa e non potevo arrivare a prenderla in braccio senza star malissimo per cui Nana, hai 8 mesi, impara a addormentarti da sola che ti va meglio sto giro! FIDATI!!

Scrivo a Uomo: anche lui è messo uguale. E, pur dispiacendomi perché era fuori casa e tutto, ho ringraziato che non fosse qui, intanto perché in certe situazioni è sempre meglio non essere viste, e poi e soprattutto perché a casa abbiamo un bagno solo!

Era virus intestinale. Non un’indigestione o un’ariata. Perché mia figlia in un mese di nido non ha mai avuto il moccio al naso, ma la cosa peggiore nel momento peggiore (a casa da sole e la settimana che ricomincio a lavorare) noi non ce la facciamo mancare mai!!!

Ah, come abbiamo affrontato il tutto? Lasciando decidere a lei sempre cosa mangiare e quanto mangiare, senza forzarla e con la tetta e l’acqua a disposizione. La dottora non lo sa, probabilmente mi sgriderà anche questa volta!!

Asilo nido: paranoie pronte all’uso

Rispondevo sicura a chiunque mi diceva che era meglio lasciare Topina dai nonni:”I bambini devono stare con i bambini!!! Poi non vedi che gioia che ha quando gioca con gli altri!!!”

Ero sicura è convinta della mia scelta: “Ma nooooo!!! Che discorso è che soffre più la mamma??? Sono grande!! Non mi metto certo a fare scenate o a starci male perché va al nido!!!”

Poi ha iniziato. La prima settimana piangeva quando la andavo a prendere perché non voleva venire a casa. La portavo e “ciao mamma!! Ci rivedremo poi!”. E la mia testa è scoppiata: “dove ho sbagliato???” “Vedi!! Sta meglio senza di me!!”. A casa non mangiava più: “Non sono più capace nemmeno di darle da mangiare!!” Perché in fondo noi mamme valutiamo l’amore anche in proporzione al cibo (ora capisco mia nonna). Mi faceva passare pomeriggi interi piangendo disperata, mentre appena vedeva Uomo le si illuminavano gli occhi: “mia figlia mi odia!!!”. E ad ogni “ma non è vero!!” rispondevo che lei non faceva una piega quando la portavo all’asilo, mentre si disperava appena mi vedeva.

Poi weekend. E il weekend per me significa avere i nonni che fanno il LORO bilancio settimanale in base a quello che raccontiamo loro: in pratica è un continuo sentir consigli non richiesti, che di solito mi entrano da un orecchio e mi escono dall’altro, ma che se hai già un po’ di crisi da “sono un altro madre degenere” diventano una conferma del tuo non saper fare nulla.

Primo giorno della seconda settimana: totale inversione di marcia all’asilo. Finita la novità Topina deve aver capito che passerà lì molto più tempo del previsto. La accompagno, la preparo, la do alle dade e pianto disperato. NON ERO PREPARATA! Per tutta la mattina sono stata a fare un “mea culpa”: “ecco!!! Ha sentito quando dicevo che ci ero rimasta male quando il primo giorno non ha fatto una piega!!! Ha sofferto perché pensa che stavo male a vederla serena!!!” E via di paranoie di questo tipo. La vado a prendere e la situazione era peggiore delle mie aspettative: “Non ha dormito e non ha toccato cibo…” poi devono avermi detto qualcosa sul fatto che è normale che si comporti così finita la novità, ma ovviamente non ho sentito, già presa dalle mie paranoie. Pomeriggio a piangere tutto il giorno con la faccia da “Fai qualcooooosaaaaa!!” correlata da goccioloni, ma non capivo cosa avesse. “Sono una madre di mxxxa!!! Non capisco più mia figlia!!” La sera mi sono anche messa a piangere disperatamente. Martedì stessa storia, stesso posto, stesso bar: non dorme e rifiuta il cibo. A casa le rifaccio da mangiare ma rifiuta ancora. Provo a darle la carne che sto mangiando a pezzettini: MIRACOLO!!! Inizia a mangiare!! Da sola!!

Sento le dade, che nel frattempo mi mandano messaggi vedendomi sempre più in crisi dicendomi che è normale, che è meglio che abbiamo questo comportamento subito piuttosto che a metà anno, che deve prendere i ritmi diversi, che è comunque una bimba serena e si vede, e le informo di questa “scoperta”.

Da mercoledì tutto cambia: piange sempre quando la lascio, mi cerca gattonando verso la porta, ma una volta visto che non ci sono inizia a giocare; con i pezzettini mangia da sola, inizia piano piano a dormire (un giorno anche addormentandosi da sola nel suo lettino)!!!

Inizio a credere alle storie che dicono che sono una buona mamma, che Topina è serena, che è vivace, curiosa, piena di voglia di fare, ma che il suo essere anche un po’ “terremoto” è indice di serenità a casa!!

Poi arriva ieri. Hanno un diario di bordo con scritto cosa fanno: “Abbiamo giocato con le costruzioni morbide. Topina guardava la dada creare le torte e si divertiva a farle cadere, poi guardava la dada in cerca di approvazione….”. A nulla sono valse le spiegazioni sul fatto che è normale la ricerca di approvazione, che può voler dire anche che sa che non si fanno certe cose a casa e vuole capire se lì le può fare.

Mia figlia “cerca approvazione”, è insicura, non le ho trasmesso abbastanza sicurezza e autonomia nel mio modo di fare e nel mio modo di crescerla. Sono una mamma di mxxxa!!!

Da donna a donna: la mia esperienza da “incoppettata”

Questa volta cambio genere e faccio un post prettamente da donna e vi voglio parlare di “quei giorni” del mese. Sì, di quella settimana odiosa in cui siamo dipendenti da assorbenti e quant’altro e viviamo in uno stato di tensione nervosa che la Guerra Fredda in confronto è Woodstock.

Non ho mai trovato nessuna donna che dica: “Non vedo l’ora che mi arrivi il ciclo!”.
In realtà sì, cioè quando quei giorni cadono proprio a ridosso delle ferie: in quel caso non vediamo l’ora che si diano una mossa per essere pronte e “libere” in vacanza.

Non ho trovato una magica soluzione che ci liberi dal fatto che una volta al mese le mestruazioni vengano e con loro tutto ciò che fisicamente e emotivamente comporta, ma ho trovato un piccolo aiuto che di sicuro toglie il disagio di assorbenti e tamponi (con prurito, cattivi odori e fastidi che comunque portano). Questa soluzione si chiama Coppetta Mestruale (non voglio fare nomi di marche, ma poi capirete perché) e, vi confesso, anch’io ero molto restia a provarla.

Prima della gravidanza me ne aveva parlato una mia amica e avevo visto qualche post su Facebook a riguardo, ma ero molto spaventata all’idea di usarla. Intanto un recipiente che tiene tutto il sangue lì e che poi è da svuotare e riposizionare mi lasciava un po’ perplessa, quasi schifata anche se il sangue comunque era mio. Poi a vedere quelle foto l’idea di mettermi una specie di imbuto capovolto di dimensioni comunque più grande di un qualsiasi tampone interno mi faceva un po’ paura: cioè quella “cosa ” laggiù ci sta???? E vedendo le dimensioni immaginavo il fastidio che potevo provare a avercela sempre lì inserita. Insomma…ho lasciato stare la curiosità che comunque avevo per continuare con i miei ben più sicuri assorbenti esterni e interni usa e getta: li prendi, li metti, li usi e li getti, cosa c’è di più comodo.

Poi ho partorito.

Ho avuto lochiazioni abbondanti i primi giorni e poi più leggere per circa 40 giorni, per cui via di “pannoloni” per tutto questo tempo, fra l’altro usandone di sbagliati su consiglio dell’ostetrica del corso pre-parto (ho fatto un post dopo quanto provato con i consigli su quali usare dopo la mia esperienza) che mi avevano lasciato una bella irritazione in tutta la zona, che già di per sé era bella “provata” dal parto naturale. Finite le lochiazioni sono stata una settimana “free” e dopo una settimana mi è arrivato il capoparto -simpatico, io con l’allattamento esclusivo speravo di essermi liberata per qualche mese in più di quelle antipatiche!!-, per cui di nuovo una settimana abbondante di assorbenti. Una settimana libera e poi ancora il ciclo -evvabbè!!! non è che i nove mesi di assenza li devo scontare tutti subito!!!-. In pratica il 2 mesi e mezzo ho avuto due settimane senza assorbente e, partendo da una megairritazione da panno+mutanda di rete, non è stato per nulla piacevole dover continuare a tenere la zona “sotto coperta”.

Mi ero veramente, veramente stancata di quei dannati assorbenti, ero a un punto di non più tolleranza e mi è tornata alla mente quella storia delle coppette, per cui ho approfondito un po’ l’argomento. Intanto le mie paure dell’inizio erano sparite perché
-la perplessità di svuotarla mi è passata pensando a quante volte quando mi cambiavo l’assorbente mi sporcavo nel cavarlo o, nei giorni di flusso abbondante, mi ritrovavo comunque macchiata. Poi informandomi ho scoperto che in realtà il sangue è veramente poco rispetto a quanto appaia in un assorbente normale, per cui non rischiavo di inondarmi allo svuotamento della coppetta;
da “laggiù” è passata una Topina, vuoi proprio che non ci stia quella cosa???
-leggendo i commenti di chi la provava tutte dicevano che non si sentiva e che se la dimenticavano, vuoi proprio che si siano tutte rincitrullite e mentano per non si sa bene quale motivo??

Sempre leggendo qua e là ho poi trovato informazioni sulla questione igienica: il rischio di infezioni quali Candida con la coppetta è in realtà inferiore rispetto all’uso degli assorbenti perché non altera il microclima e l’umidità della “patonza”. Detta così suona molto come se parlassi della foresta amazzonica, ma di fatto è il caldo e un’umidità più elevata che fa sì che proliferino i funghi come appunto la Candida e tenere un pezzo di plastica assorbente là sotto non aiuta!
In più rispetto agli assorbenti interni è più pratico perché, essendo di silicone medico, riduce il rischio di SST (sindrome da Shock Tossico), una malattia che può essere anche letale se non curata in tempo. Questo perché la sindrome è dovuta allo sviluppo di una tossina dello St. Aureus, un piccolo mostriciattolo che abbiamo naturalmente in alcune parti del corpo, fra cui la vagina, che, “irritato” dalla presenza di un qualcosa di estraneo (vedi il tampone) decide di punto in bianco di sparare tossine mortali (la situazione è ovviamente romanzata, ma rende molto chiaro il processo per cui si attiva il tutto N.d.R.). Il materiale della coppetta, ossia il silicone medico, non è visto come estraneo per il nostro corpo (tant’è che è usato largamente in ambito sanitario proprio per il bassissimo rischio di infezione che il materiale stesso ha), per cui anche il rischio di TSS è minimo. Ciò significa che si può tenere anche 12 ore senza rischi, quindi si può tranquillamente fare una giornata al mare o in piscina senza dover per forza andarsi a cambiare.
Sempre rispetto agli assorbenti interni la coppetta raccoglie solo il sangue mestruale, mentre non va assolutamente ad alterare la normale lubrificazione vaginale (ma come parlo bene?!?) che invece viene assorbita dal tampone, in questo modo non si avrà la sensazione di avere una spugna che gratta lì dentro quando si fanno alcuni movimenti. Infine, rispetto agli interni, si “aggancia” alle pareti vaginali con un sottovuoto: in pratica se la si posiziona bene non rischi di “partorirla” (a me capita spesso quando vado in bagno e magari l’assorbente è un po’ “pieno”).

Poi ci sono altri vantaggi da considerare: la coppetta è riutilizzabile e dura dieci anni, il costo è variabile dai 15 ai 40 euro (diffidate da quelle a 3€, non sempre sono certificate!). Ciò significa un considerevole risparmio (pensate a quanto costa un solo pacco di assorbenti) e anche un bene per la natura (ricordiamo che gli assorbenti non sono riciclabili né biodegradabili).

E allora mi sono decisa: dopo aver valutato il mio pavimento pelvico, il mio flusso e aver trovato la mia cervice per capirne l’altezza ho letto alcuni post di esperte e ho ordinato la mia bellissima coppetta!!!

E’ arrivata in pochi giorni e, dopo averla sterilizzata, l’ho subito provata a inserire: mi sono data ai tutorial su YouTube su pieghe varie (una volta li guardavo sul trucco!!!) e ho provato a testare. Vi dirò, considerando che la lubrificazione nei giorni senza il ciclo è minore pensavo di far fatica e invece TAAAC…in un attimo su e senza nessun tipo di dolore o fastidio. Si è aperta subito bene dalla piega che avevo scelto (ho provato quella a C e a tulipano) e ho provato a vedere se aveva fatto il vuoto provando a “tirare” leggermente il gambo per vedere se teneva. E teneva!!! A toglierla, invece, ho fatto più fatica: va tolto il sottovuoto cercando di inserirsi col dito fra la parete vaginale e la coppetta prima di tirare per farla uscire, oppure “pizzicando” il fondo finché la resistenza non si avverte più. Tirare senza aver tolto il sottovuoto a lungo andare crea danni, ma anche su questo argomento ci sono dei tutorial su YouTube.

Poi l’ho provata durante il ciclo: è veramente come non averla!!! Sono andata in giro con la Topina e Uomo, ho fatto ore di macchina, ginnastica e ballato. Ma anche se si escludono queste cose ho una Nana di quasi 8 mesi e già così faccio i salti mortali!! A parte il primo giorno, ma perché avevo il gambo un po’ lungo e l’ho dovuto tagliare un pelo, era veramente come non avere il ciclo. Ho anche tenuto un salvaslip per sicurezza e a parte qualche macchiolina da “canale sporco” (ossia il sangue che esce durante il cambio e che quindi non viene raccolto) nessun problema.

Devo dire che devo essere stata molto fortunata, non è così facile come sembra e anche io ho notato una bella differenza fra il metterla e toglierla le prime volte e metterla e toglierla alla fine del ciclo, perché comunque è anche questione di manualità e praticità: bisogna centrare la cervice, per cui sapere dove si trova (io la “studiavo” quando cercavamo Topina, per cui sapevo già più o meno dove trovarla!), acquisire la corretta manualità per inserirla e toglierla…insomma, se acquistate la coppetta giusta per voi non arrendetevi al primo ciclo se vedete che non sembra così facile!! Io mi ricordo quando a 12 anni dovevo mettere l’assorbente nelle mutande che le ali mi si accartocciavano sempre e lo mettevo sempre o troppo su o troppo giù (in realtà dico 12 anni, ma mi capitava anche prima di rimanere incinta, soprattutto la mattina presto), o le prime volte che andavo al mare con l’assorbente interno, che per paura di “perderlo” (chissà dove credevo scappasse) lo inserivo pochissimo per cui dopo un bagno mi ritrovavo con un assorbente ben intinto di acqua di mare (e che igiene!!!).

Come detto sopra è importantissimo trovare la coppetta giusta per ogni donna, se no sì che può dare problemi. Io credevo che ne esistesse una marca sola, poi cercando mi si è aperto un mondo!
Prima di tutto bisogna distinguere l’età e i parti naturali di ogni donna: diciamo che in linea di massima sotto i 30 anni e senza parti si prende la dimensione più piccola e sopra i 30 o con uno o più parti naturali si prende la misura più grande, perché di solito ci sono per ogni coppetta due taglie.
Poi bisogna considerare la tonicità del pavimento pelvico, ossia quanto i muscoli che servono per trattenere la pipì lavorano. Infatti anche le coppette hanno una tonicità diversa: ci sono quelle più morbide o quelle più rigide e, per esempio, mettere una coppetta molto rigida in un pavimento pelvico poco tonico è sbagliato perché i muscoli non riusciranno a “tenerla su” (è come tenere un bicchiere con una mano che non riesce a chiudersi del tutto, cade).
L’altezza della cervice va valutata perché ci sono coppette diverse per chi ha una cervice più alta rispetto a una donna che ce l’ha più bassa, se la seconda prende una che va bene alla prima probabilmente se non esce con il fondo poco ci manca e ovviamente crea disagi.
Poi è bene valutare anche l’entità del flusso: a parità di caratteristiche una donna con un flusso maggiore avrà bisogno di una coppetta più capiente rispetto a una che ha un flusso scarso.
E infine è da tenere in considerazione se ci sono particolari problematiche che potrebbero necessitare di una coppetta morbida anche se tutte le caratteristiche sono da coppetta tonica o semitonica: emorroidi, fastidi e infiammazioni ricorrenti, cistiti o episotomie o suture importanti da parto necessitano una valutazione per scegliere la coppetta e vanno tenute in considerazione.

Io non sono di certo un’esperta, per cui vi lascio i link di siti qui, qui e qui che spiegano meglio tutto quanto, ma è facile trovare informazioni anche in autonomia tramite Google e pure sui social.

Altra cosa fondamentale è cercare dove acquistare la propria coppetta una volta scelta: non fissatevi a cercarla nei negozi o nelle farmacie perché trovarle non è così facile (alcune sono molto diffuse, ma altre non sono nemmeno ordinabili in farmacia). Esistono dei siti fra cui questo che sono specializzati nella vendita di coppette online e sono siti SICURI che vendono coppette SICURE (come già detto diffidate fortemente da quelle che vende amazon a 3€, anche se la mia l’ho presa lì ero sicura che fosse certificata e il costo era comunque 15€ in offerta!).

Insomma tutta questa storia per dirvi che una come mei che fino a due anni fa era per il MAI QUELL’ARNESE!! adesso si pente di non averlo preso prima, per cui non limitatevi a non credere alla sua utilità perché non è diffusa (anche se si sta largamente diffondendo) o per paura di essere troppo “innovative” (mi ero dimenticata di mettere questa fra le mie remore all’inizio!) o per qualsiasi altro motivo senza prima esservi informate bene perché come già detto ci si guadagna di saccoccia (e io sono molto tirchia e ci guardo), di salute (è più igienico) e anche l’ambiente ringrazia un po’!

Ho cercato di essere il più chiara possibile nello spiegare il tutto (me lo perdoneranno le esperte) e spero di non aver sconvolto troppe di voi. Comunque W LA COPPETTA!!

Rientrare al lavoro

Si avvicina il momento del rientro al lavoro e io non so come fare!!

Mi manca andare a lavorare: sarò una madre snaturata, ma ho bisogno di staccare veramente da quello che è il mio ruolo di mamma e compagna perfetta. Non sono una casalinga, non mi piace pulire, lavare e stirare, amo avere i miei spazi e il mio stipendio senza dipendere da nessuno.

Il problema è che non sono più abituata!!! Ho scoperto oggi (largo anticipo è!) dove rientrerò a orario ridotto per allattamento: centro prelievi, da lunedì a sabato 7-11. La prima cosa che ho pensato è stata: “fantastico!”. Poi ho riflettuto: dopo un anno e mezzo mi ritroverò con la sveglia puntata alle 5:40 tutti i giorni dal lunedì al sabato!!!!

Sì, perché se anche è vicino a casa devo contare un po’ di anticipo per cambiarmi, a casa colazione e preparazione, ma soprattutto TIRARMI IL LATTE!!! Che già mi scoccia quando devo farlo prima di andare a letto quando usciamo e la topina già dorme, figuriamoci la mattina prima di andare a lavorare!!!

E poi io nasco turnista e tutte mattine non fanno per me!!!

Per non parlare poi del fatto che, la settimana che Uomo è via per lavoro, dovrò organizzarmi (non so come) per la gestione della Nana dal momento che l’asilo apre alle 7 e non possiedo il dono dell’ubiquità.

Dulcis in fundus ho avuto la brillante idea di comprarmi la macchina, per cui spese extra!! A ciò va aggiunto che mi era stato detto dall’ufficio personale che rientravo a 30 ore settimanali, mentre mi ritrovo a farne 24. Che, per una professione dove il più dello stipedio te lo fai con le maggiorazioni (notti e festivi), già di per sè diventerebbe notevolmente ridotto a orario pieno, figuriamoci a 24…insomma, fra calcolo della retta, rate, spesa e il resto sto diventando un piccolo commercialista!!!

Ma s’ha da fare, soprattutto per la mia sanità mentale che a casa a non far nulla non fa che peggiorare!!!